Giochi, settore in picchiata per il Covid: spesa in calo del 33,5% nel 2020. Durigon: «Presto una legge quadro»

Un fatturato di oltre 15 miliardi e un valore aggiunto superiore ai 3 miliardi con 9.265 imprese e quasi 43mila occupati. Sono queste le dimensioni, nel 2018, del settore delle “Attività riguardanti le lotterie, le scommesse, le case da gioco”, messe a fuoco dal primo Rapporto Rapporto di ricerca sul settore del gioco in Italia, nato dalla collaborazione tra la Luiss Business School e Ipsos e realizzato con il supporto di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che è stato presentato martedì 6 luglio a Villa Blanc. Obiettivo dello studio: analizzare il fenomeno del gioco ponendo attenzione al caso italiano, con l’obiettivo di comprendere le dinamiche del settore, i comportamenti dei giocatori e i rischi connessi allo sviluppo dei canali illegali.

Il crollo della spesa nel settore nel 2020

Il report ha però messo in fila anche le dinamiche collegate al Covid-19 che ha prodotto un significativo impatto sul comparto: nel 2020, infatti, nonostante la crescita del gioco on line, la spesa complessiva ha subito una riduzione del 33,5%. Inoltre, nel settore del gioco fisico, il più colpito dalle conseguenze della pandemia, la spesa si è ridotta del 41,7%, con evidenti travasi versi i canali illegali. Di conseguenza, nel 2020 il gettito erariale da gioco ha registrato la più bassa incidenza alle entrate fiscali dal 2006.

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Durigon: presto una legge quadro per il comparto

Insomma, il settore ha pagato un conto molto salato per via della crisi pandemica e questo rende ancora più necessario un intervento strutturale sul comparto come auspicato anche dal sottosegretario al Mef, Claudio Durigon, che ha la delega ai giochi. «Speriamo di dare presto una legge quadro insieme a Adm, non si può lasciare il settore con regole non certe», ha spiegato l’esponente della Lega nel corso della presentazione. «Raccolgo gli auspici che continuano a arrivarmi da diversi fronti – ha proseguito – sottolineando l’importanza di un momento di incontro, degli “Stati Generali”, allargato a tutti i soggetti del Parlamento e dei ministeri, in autunno, prima della manovra finanziaria. Sarà determinante – ha chiarito ancora il sottosegretario – anche cambiare la mentalità sul settore; bisogna far capire che la regolamentazione del settore è fondamentale e il mio obiettivo è dare una comunicazione diversa».

Pomodoro: è indispensabile un intervento complessivo

Serve, quindi, un cambio di passo per rilanciare tutto il comparto. Un auspicio espresso anche da Livia Pomodoro, presidente dell’advisory board del Progetto sul settore del gioco, il comitato di indirizzo che ha il compito di interagire con il team di lavoro per discutere e interpretare obiettivi e implicazioni dei risultati della ricerca. «Credo che sia assolutamente necessario e indispensabile che si effettui un intervento complessivo sul settore del gioco pubblico, perché per la nostra economia, è necessario aggiornare ciò che è stato fatto sulla regolamentazione del gioco legale». Oltre a cercare di evitare il maggior numero di rischi per gli utenti, ha evidenziato l’ex presidente del Tribunale di Milano, «è importante renderli consapevoli di ciò che è possibile fare senza incorrere in evoluzioni negative del loro approccio al gioco».

L’identikit del popolo dei giocatori

Il rapporto, infatti, ha messo in luce non solo le dimensioni economiche del settore in Italia, ma ha fornito anche un identikit puntuale del popolo dei giocatori. Dallo studio è emerso che il 67,7% della popolazione italiana maggiorenne, cioè oltre 31 milioni di italiani, ha effettuato qualche tipo di gioco nel 2020. Sono stati stimati, tuttavia, circa 4,4 milioni di giocatori in canali illegali che rappresentano un universo complesso, all’interno del quale ricadono individui con diverse attitudini e inclinazioni, ma con caratteristiche sociodemografiche più definite. Sono, infatti, prevalentemente uomini (71%) mediamente più giovani del totale dei giocatori e risiedono di più nel Sud e Isole. Il giocatore che gioca in circuiti illegali non è un soggetto ai margini della società, bensì è una persona integrata nel tessuto sociale che ha un’occupazione (72%) e un tenore sopra la media (14%).

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